Intervista: Fabrizio Capobianco, l’impresa italiana fiorisce nella Silicon Valley
Pubblicato da Emil Abirascid alle 10:22 in Intervista
Reduce da un incontro-scontro con De Benedetti, in occasione di una tavola rotonda tenutasi a Pavia, sullo stato dell’Ict in Italia, Fabrizio Capobianco, prima di ripartire per la Silicon Valley, passando prima da Pavia e poi da Helsinki, ha parlato con Innov’azione. Come vede l’Italia un personaggio come lui, quasi super partes, visto che, ha stabilito la sede di Funambol, la società che si occupa di soluzioni per il mobile management, nella Silicon Valley, mantenendo i suoi laboratori di sviluppo in Italia, a Pavia. Ingegnere informatico, era uno di quelli che nel 1994 andava a dire ai capi d’azienda che internet era il futuro e avere un portale online era indispensabile per il successo e veniva costantemente considerato un pazzo e messo alla porta, perché…aveva solo 23 anni. Oggi che di anni ne ha quasi 35, è ‘emigrato’ laggiù, dove ha fondato un’azienda di successo e dove, invece, il problema è l’inverso semmai. Lì, a 40 anni sei già considerato ‘vecchio’ e allora devi inventarti un nuovo mestiere. Lì, se vuoi aprire un’azienda o hai un’idea, non ci sono leggi Biagi che tengano, non c’è burocrazia che ti leghi le mani, lì anche il fallimento non viene visto come la rovina, anzi un’azienda preferisce investire, comprare altre aziende che sono fallite anche più volte. Lì se chiudi baracca è perché vuoi cambiare business o vuoi fare altro, o vuoi comprare un’altra ‘baracca’, qui sei un imprenditore finito.





1. Marco Zamperini, Venerdì 12 Maggio 2006 ore 10:25
Grandissimo Fabrizio!